«La globalizzazione è finita. Meno tasse e burocrazia per spingere il Made in Italy»

INTERVISTA SU “MOLTO ECONOMIA” DEL MESSAGGERO, IL MATTINO, IL GAZZETTINO, CORRIERE ADRIATICO E QUOTIDIANO DI PUGLIA

by admin

L’ad di Valleverde: «I dazi Usa? Prevediamo un forte calo degli ordinativi. La Ue dovrebbe mettere tariffe ai Paesi asiatici che fanno concorrenza sleale»

Meno tasse, taglio del cuneo fiscale e dei costi energetici, meno burocrazia e una spinta alla produttività. La legge di Bilancio si avvicina ed Elvio Silvagni, a capo del gruppo Silver1, società proprietaria dei marchi Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex, fissa in questa intervista a tutto campo le priorità del mondo imprenditoriale. Amministratore delegato di Valleverde, multinazionale delle calzature – fatturato 2024 da 30 milioni di euro, una fabbrica in Italia con 60 dipendenti, una in Slovacchia dove lavorano in 120 e una in Romania con una quarantina di addetti, più un’altra in Albania in comproprietà – ha cominciato come modellista calzaturiero nel 1970 ed è imprenditore dal 1979.

Partiamo dai dazi: quali sono le ripercussioni della politica di Trump sul vostro settore?

«I dazi imposti da Trump senza reagire sono del 15%. A partire dal giorno dell’insediamento di Trump il dollaro americano si è deprezzato di oltre il 11% rispetto all’euro. L’aumento per l’inflazione è pari al 3%. Questo significa che le calzature italiane dirette verso gli Stati Uniti subiscono un aumento totale del prezzo pari a oltre il 29%. Con questo aumento prevediamo un forte calore degli ordinativi, una situazione rispetto alla quale c’è ben poco da fare».

In che modo potete reagire rispetto a questo problema?

«Il deprezzamento del dollaro porta anche a un secondo problema: le calzature che vengono importate dai Paesi asiatici le cui valute sono ancorate al dollaro, saranno ancora più competitive rispetto a quelle Made in Italy, senza contare il fatto che in quelle nazioni si attuano vere e proprie pratiche di concorrenza sleale, anche sotto forma di incentivi statali alle esportazioni. È quindi necessario che anche l’Unione Europea applichi dei dazi considerevoli verso quelle nazioni asiatiche che da più di 20 anni mettono in difficoltà le produzioni italiane. Ora la globalizzazione è finita».

È una minaccia per la produzione il caro energia?

«Assolutamente sì. L’Italia ha i costi energetici più cari d’Europa, e questo penalizza la nostra competitività non solo rispetto ai produttori asiatici, ma anche rispetto ai nostri concorrenti situati negli altri Paesi europei».

Quali sono i mercati emergenti verso cui guardate?

«Gli imprenditori da decenni hanno già testato tutti i mercati dove era possibile vendere i prodotti, un bravo imprenditore è sempre capace di sfruttare tutte le opportunità che offre il mercato, non è necessario che ce lo dica il governo.

Purtroppo, però, nella situazione attuale è impossibile pretendere di inventarsi nuovi mercati emergenti che non esistono, a meno che qualcuno pensi che sia possibile andare a vendere scarpe su Marte».

La contraffazione resta un problema importante?

«Certamente, anche perché è spesso tollerata dalle autorità di quelle nazioni che già fanno concorrenza sleale al Made in Italy in molti altri modi. È necessario che le forze dell’ordine intensifichino gli sforzi per combattere questa piaga».

Come vi ponete rispetto al cambiamento dei gusti del mercato?

«Valleverde ha sempre continuato a guadagnare quote di mercato anche nel difficilissimo contesto attuale poiché siamo sempre impegnati ad aggiornare le nostre collezioni sulla base delle esigenze e dei gusti del mercato, sempre seguendo il filo conduttore della comodità e della qualità al giusto prezzo. Il futuro è incerto».

Qual è la sua opinione sulla situazione mondiale attuale?

«Ora l’America, il pilastro della NATO, non si sa bene cosa voglia fare, forse tirarsi fuori, nel vertice in Alaska con la Russia per l’Europa si doveva parlare del cessate il fuoco in Ucraina, ma non è avvenuto. Lo scopo delle superpotenze forse era trattare la spartizione dell’Artico e delle terre rare. La guerra in Ucraina può continuare, per Trump le spese per le armi le deve sostenere tutte l’Europa, e comprarle dall’America per centinaia di miliardi. La Russia sostiene già un’economia di guerra. L’Europa in questo momento è in crisi, la crescita del PIL è pari a zero, impossibile in questa situazione crescere. Alcune nazioni Europee hanno capito che spetta loro risolvere il problema Ucraina, sono nati i volenterosi, l’Italia non si sa se fa parte di essi. Nel vertice dei volenterosi con Trump partecipava anche il Presidente del Consiglio italiano, che sedeva alla sinistra del presidente Usa. L’Italia attualmente ha più di 8.000 militari e centinaia di mezzi corazzati in missioni sparse per il mondo.

La situazione in Ucraina, in questo momento, è molto complicata e se prevarrà la Russia l’avremo ai nostri confini. Il suo obbiettivo è ricostruire la CCCP. La NATO e la UE cosa intendono fare?».

Cosa chiedete al Governo in vista della prossima legge di bilancio?

«Chiediamo un abbattimento della burocrazia che negli ultimi 15 anni è aumentato a dismisura; chiediamo che la tassazione e soprattutto il cuneo fiscale siano abbassati alla media europea; chiedere interventi per portare i costi energetici ai media europei; ma soprattutto chiediamo che il Governo italiano si faccia interprete di una battaglia da condurre nelle istituzioni europee per difendere le produzioni italiane ed europee utilizzando a nostra volta lo strumento dei dazi verso quei Paesi che ci fanno concorrenza sleale».

 

 

Potrebbe piacerti anche