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SVEGLIA EUROPA

by admin Febbraio 22, 2026

È da circa un anno che la situazione politica ed economica della UE si sta disgregando, abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione dei cittadini europei creando un disegno di una sveglia e uno slogan SVEGLIA EUROPA. Viene pubblicata di continuo su molti quotidiani. La forza dell’Europa dal dopoguerra è stata il settore manifatturiero. In questo momento le nuove politiche degli Stati Uniti d’America, la svalutazione del dollaro, che continuerà, i dazi sulle merci che gli States importano, il duplice scopo è far cassa e costringere le aziende a investire negli States, creando nuova occupazione. La UE non ha reagito, accettando tutte le condizioni. Una capitolazione completa per la UE.

Tante nazioni si sono adeguate, svalutando la propria moneta come il dollaro, rendendo competitive le proprie merci. L’euro contro tutti i principi economici si sta rafforzando, la crescita in UE è pari a zero. L’Estremo Oriente, sfruttando l’accordo del WTO Gennaio 1995, è diventato in questo momento il polo produttivo del mondo, surclassando l’Europa. I prezzi dell’energia e della manodopera sono molto più bassi, non ci sono regole sul lavoro. Tante nazioni esportano in UE prive di dazi. Molti Stati danno dei contributi sulle esportazioni. Il libero commercio, in questo momento, può favorire certi settori economici ma essere dannoso per altri, serve un reciproco interscambio per ogni prodotto e i dazi sono necessari per riequilibrare la situazione.

Togliere i dazi al Mercosur e all’India, il settore calzaturiero non può di certo gioire. Il Brasile produce circa 870 milioni di paia di scarpe, l’India circa 2.5 miliardi di paia, entrambi in forte espansione, l’Italia 125 milioni, in forte decremento, l’interscambio di calzature molto sfavorevole all’Italia. Togliere i dazi penalizza un settore in forte crisi. L’Italia e la UE hanno tanti ammortizzatori sociali che costano molti soldi, cassa integrazione, ordinaria, straordinaria, in deroga. Il salvataggio di aziende in crisi con diverse forme di concordati. Il Governo italiano si vanta della quasi piena occupazione, con tutti i sostegni il debito pubblico aumenta, e vengono mascherati i dati reali.  Bisogna rendere competitiva l’Europa anche coi dazi valutando i singoli prodotti.

Il problema principale in tanti settori è la mancanza di lavoro, se non ci sono ordinativi i costi aziendali aumentano a dismisura, il sistema Italia e UE quanto può resistere? In Italia grazie ai contributi del PNRR il Pil è sopra di qualche decimale, ma a fine anno finiranno i fondi, e i numeri scenderanno sotto lo zero.

La soluzione è una nuova Europa Federale, Sovrana, con il Presidente e la Commissione eletti dal popolo, con leggi e magistratura uguali in tutte le nazioni. Gli States, pedina fondamentale della Nato, ora hanno deciso di concentrarsi in altre aree del mondo, così l’Europa rimarrà sola, divisa, indifesa. I pilastri fondamentali della nuova Europa auspichiamoci siano i fondatori della UE, la Germania, la Francia e possibilmente anche la Gran Bretagna. In questo momento serve una deterrenza economica e militare anche tra Europei, un’unione irrevocabile e un gruppo omogeneo di altre Nazioni Europee che condividono il progetto. Solo così l’EU può diventare la quarta superpotenza. Altrimenti l’Europa sarà irrilevante nello scenario mondiale. IL Governo italiano ora fa l’equilibrista, non si sa se sia filo States o Europeista, dato che gli States ci hanno inflitto i dazi. I cittadini italiani dovranno decidere nelle prossime elezioni, meglio che la politica si renda conto subito della situazione.

In seguito, i governi nazionali non devono più esistere.

Al mondo ci sono tre Superpotenze egemoni, States, Cina e Russia, le prime due economiche e militari la terza solo militare, esse si stanno già spartendo il mondo. Noi Europei siamo stati considerati dagli States dei parassiti. Sono stati gli States stessi a voler essere i nostri protettori costruendo anche decine di basi militari tra Germania e Italia, ora devono dire chiaramente cosa vogliono fare, se vogliono o no sopprimere definitivamente la Nato.

Ci siamo già dimenticati che la crisi economica del 2008 è partita dagli States creando i “subprime”, prodotti finanziari con derivati che ha messo in crisi il mondo. Ora gli States stanno giocando con la creazione di centinaia di criptovalute e dei “stablecoin” legati al dollaro per rafforzare la propria economia, la quale ha un debito enorme. Il rischio è che finirà come nel 2008 con un’altra crisi finanziaria.

 

Febbraio 22, 2026 0 commenti
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Economia

Paolo Silvagni: serve un’Unione europea sovrana e federale

by admin Dicembre 22, 2025

Di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche e alle difficoltà dell’Unione europea nel rafforzare la propria capacità decisionale, una nuova campagna lanciata sui principali quotidiani italiani invita a riaprire il dibattito sul futuro dell’integrazione europea. Euractiv Italia ha intervistato Paolo Silvagni, promotore dell’iniziativa “Sveglia Europa”, che chiede un salto di qualità verso un’Unione realmente sovrana, democratica e federale.

Perché avete lanciato la campagna “Sveglia Europa”?

Perché negli ultimi anni, nonostante noi siamo culturalmente e anche politicamente molto amanti dell’idea dell’Europa unita, abbiamo visto che il processo di integrazione europea sta un po’ deragliando verso delle situazioni che non riteniamo opportune, alla luce sia degli sviluppi interni all’Europa, ma anche purtroppo a tutto quello che sta succedendo nel mondo intorno a noi. Questo processo corre oggi un serio rischio di deragliare e persino se qualora si dovesse manifestare lo scenario peggiore di morire, e questo sarebbe a nostro parere una catastrofe per tutti.

Da qui il progetto “Sveglia Europa” che nel nostro piccolo o piccolissimo, vorrebbe un po’ fungere da pungolo per l’opinione pubblica, ma anche per le persone che attualmente occupano posizioni di potere, per cercare di correggere la rotta nel limite del possibile. Per riportare l’Europa sui giusti binari, che portino alla pace e alla prosperità per tutti, mentre al momento vediamo una situazione un po’ troppo caotica.

Qual è il vostro obiettivo? Cosa vorreste dalla classe politica, dall’opinione pubblica in concreto, come decisioni da realizzare per riportare l’integrazione europea sulla giusta via?

Il nostro slogan si può riassumere in due parole: “UE sovrana”. Faccio un breve excursus per ricollegarmi a qualcosa di cui si è molto discusso negli ultimi giorni, la pubblicazione negli Stati Uniti della National Security Strategy di Donald Trump. Un documento che è stato preso molto negativamente qui da noi in Europa, mentre a nostro parere doveva essere preso come uno stimolo a fare le cose giuste e non con un senso di vittimismo. All’interno di quel documento c’è una frase che mi ha colpito molto. Dice che il futuro non è delle organizzazioni sovranazionali, ma è e continuerà ad essere degli Stati sovrani. Ecco, credo che quella frase dovrebbe essere letta da noi in Europa come uno stimolo per far sì che l’Unione europea non sia più solo un’organizzazione sovranazionale, ma diventi una entità sovrana, federale, indipendente, che possa interagire con le altre entità in tutto il mondo. Per l’interesse dell’Europa e degli europei. Questo è il vero obiettivo da raggiungere.

Ma cosa dovrebbe fare oggi l’Europa per diventare una vera entità sovrana?

Deve fare degli aggiustamenti molto importanti. Il primo è la questione del livello di democrazia delle istituzioni europee. Negli ultimi 12 mesi abbiamo visto le provocazioni non solamente di questa National Security strategy, ma anche del discorso del vicepresidente americano J.D. Vance, che è venuto a Monaco, in Germania, e ha lamentato un deficit di democrazia nelle istituzioni europee. Noi siamo tutti d’accordo che a livello degli Stati membri abbiamo un buon livello di democrazia. Però per quanto riguarda le Istituzioni europee, noi eleggiamo solamente il Parlamento, che purtroppo ad oggi non ha pieni poteri legislativi, perché chi inizia le legislazioni europee è la Commissione UE.

Quello che noi in “Sveglia Europa” crediamo sia la madre di tutte le riforme oggi è organizzare una elezione diretta quantomeno del presidente della Commissione europea, ma poi in definitiva di tutta la Commissione, in modo che chi sta al vertice dell’Europa possa essere una persona che ha non solamente prestigio, curriculum, il voto della maggioranza del Parlamento europeo, ma anche una piena legittimità elettorale di tutti i popoli d’Europa che votano il Presidente con un’unica scheda elettorale, uguale in tutti i Paesi europei.

La vostra campagna si articola solo in Italia o anche a livello europeo negli altri paesi?

Per il momento l’abbiamo articolata in Italia, però abbiamo già registrato i marchi non solamente come Sveglia Europa, ma anche come Wake up Europe in inglese, come Reveillez l’Europe in francese e anche in tedesco e altre lingue, quindi sicuramente non escludiamo sorprese nel prossimo futuro.

Perché è un imprenditore come lei e non invece i partiti politici europei ad avere il coraggio di lanciare un’iniziativa di questo genere?

Perché un imprenditore è una persona che interagisce con la vera realtà delle persone che lavorano tutti i giorni. E non solamente a livello locale, ma anche a livello internazionale. Quindi un imprenditore è una persona che vede di prima mano quelli che sono i reali problemi delle persone e delle imprese. Quindi credo che abbia non solamente il diritto ma probabilmente anche il dovere di comunicare qual è la sua opinione sui problemi che ci sono e sulle soluzioni che dovrebbero essere adottate. Anche per tutte le persone impegnate nei partiti politici e nelle istituzioni la giornata è fatta di 24 ore. Magari proprio perché sono già impegnati nelle istituzioni e nei partiti politici, non hanno il tempo materiale per vedere quelli che sono i trend del mondo reale.

Dicembre 22, 2025 0 commenti
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Economia

Dazi e situazione globale

by admin Settembre 7, 2025

Dopo l’insediamento l’America di Trump ha voluto imporre dei dazi a tutte le nazioni per riequilibrare la sua bilancia commerciale, per la l’UE aveva ipotizzato un dazio del 15%. La commissione Europea aveva studiato una contromossa con un pacchetto fantomatico di 90 miliardi nei confronti delle merci americane. Vi è stato un vertice bilaterale in Scozia praticamente a senso unico, il pacchetto della contromossa Europea si è dissolto. Si è accettata senza nessuna obiezione la richiesta dell’America di un dazio del 15% su tutte le merci Europee che vanno in America. La proposta di Sveglia Europa era mettere un dazio su tutte le merci relative ad aziende Americane che non provenivano dall’America.

L’insediamento di Trump è avvenuto il 20 gennaio 2025, il dollaro quotava contro euro 1.035. Ora quota 1.165 con una svalutazione contro euro dell’11%: L’aumento dei prezzi per inflazione è del 3%. Significa che le merci Europee che vanno in America subiranno un aumento del 29%. Il deprezzamento del dollaro porta anche ad un secondo problema: le calzature che vengono importate dai Paesi asiatici le cui valute sono ancorate al dollaro, saranno ancora più competitive rispetto a quelle Europee, senza contare il fatto che in quelle nazioni si attuano vere e proprie pratiche di concorrenza sleale, anche sotto forma di incentivi statali alle esportazioni. È quindi necessario che anche l’Unione Europea applichi dei dazi considerevoli verso quelle nazioni asiatiche che da più di 20 anni mettono in difficoltà le produzioni italiane ed europee. Ora la globalizzazione è finita.

Gli imprenditori da decenni hanno già testato tutti i mercati dove era possibile vendere i prodotti, un bravo imprenditore è sempre capace di sfruttare tutte le opportunità che offre il mercato, non è necessario che ce lo dica il governo. Purtroppo, però, nella situazione attuale è impossibile pretendere di inventarsi nuovi mercati emergenti che non esistono, a meno che qualcuno pensi che sia possibile andare a vendere su Marte. Inutile parlare adesso delle conseguenze dei dazi, solo chi non capisce di commercio, ad esempio i politici, possono farlo il giorno dopo. Le conseguenze si vedranno dopo un paio di anni quando si sarà riequilibrata la situazione mondiale, per l’Europa può essere una situazione amara.

 

Le Istituzioni mondiali ora valgono ben poco, prevalgono le tre superpotenze, America, Russia, Cina. L’Europa poteva esserlo, ma ora sta evaporando, è stata concepita in modo sbagliato, deve essere rifondata. Deve nascere una Federazione di Stati con chi crede veramente ad un’Europa unita, un Presidente della Commissione Europea eletto dal popolo dando sovranità al Parlamento Europeo. In questo momento un esercito comune europeo, un debito comune europeo sono irrealizzabili. Ora prevale la politica nazionale, nessun parlamentare si vuol mettere in gioco solo in Europa. In un’Europa federale e con un solo parlamento tanti parlamentari perderebbero il posto, forse è meglio il proprio orticello nazionale.

Per la guerra in corso provocata dalla Russia contro l’Ucraina, sia l’America che la UE hanno deciso di aiutare l’Ucraina mandando delle armi ma senza poter colpire in profondità il territorio russo. La guerra può solo finire con la distruzione e la capitolazione dell’Ucraina. Per decisione di Trump, ora, queste armi le devono comprare i paesi Europei dall’America e pagarle, poi darle all’Ucraina. C’è stato un vertice in Alaska tra Trump e Putin, secondo la UE si doveva parlare di un cessate il fuoco, ma ciò non è avvenuto. Forse lo scopo delle due superpotenze era trattare la spartizione dell’Artico e delle terre rare. La guerra in Ucraina può continuare, l’America vende armi, la Russia sostiene già un’economia di guerra, ma vende il petrolio e il gas a nazioni che a loro volta lo rivendono alla UE e all’America, quindi stiamo finanziando noi la guerra. Con i dazi, la svalutazione del dollaro, la spesa in armamenti, lo scopo forse è di far disgregare la UE attuale.

L’Europa in questo momento è in crisi e la crescita del PIL è pari a zero, sono le conseguenze della guerra in Ucraina e il blocco del mar Rosso, impossibile in questa situazione crescere. Alcune nazioni Europee hanno capito che spetta loro risolvere il problema Ucraina, sono nati i volenterosi, l’Italia non si sa se fa parte di essi. Al vertice dei volenterosi con Trump partecipava il Presidente del Consiglio Italiano che sedeva alla sinistra del presidente Americano, non si sa con quali intenzioni. Purtroppo in questo momento i governi cambiano idea dalla sera alla mattina.  La decisione del governo italiano era di non sporcarsi gli scarponi fuori dal territorio italiano. L’Italia attualmente ha più di 8.000 militari e centinaia di mezzi corazzati in missioni sparse per il mondo. La situazione in Ucraina, in questo momento, è molto complicata e se prevarrà la Russia l’avremo ai nostri confini. Non si sa se il suo obbiettivo è ricostruire il vecchio impero. Gli Stati Uniti e la UE, cosa intendono fare?  In questo momento un vicepremier se vuol fare anche il leader del proprio partito non può mischiare i due ruoli. Va rispettato un presidente di un’altra nazione Europea alleata.

 

 

 

Settembre 7, 2025 0 commenti
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Economia

«La globalizzazione è finita. Meno tasse e burocrazia per spingere il Made in Italy»

by admin Settembre 4, 2025

L’ad di Valleverde: «I dazi Usa? Prevediamo un forte calo degli ordinativi. La Ue dovrebbe mettere tariffe ai Paesi asiatici che fanno concorrenza sleale»

Meno tasse, taglio del cuneo fiscale e dei costi energetici, meno burocrazia e una spinta alla produttività. La legge di Bilancio si avvicina ed Elvio Silvagni, a capo del gruppo Silver1, società proprietaria dei marchi Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex, fissa in questa intervista a tutto campo le priorità del mondo imprenditoriale. Amministratore delegato di Valleverde, multinazionale delle calzature – fatturato 2024 da 30 milioni di euro, una fabbrica in Italia con 60 dipendenti, una in Slovacchia dove lavorano in 120 e una in Romania con una quarantina di addetti, più un’altra in Albania in comproprietà – ha cominciato come modellista calzaturiero nel 1970 ed è imprenditore dal 1979.

Partiamo dai dazi: quali sono le ripercussioni della politica di Trump sul vostro settore?

«I dazi imposti da Trump senza reagire sono del 15%. A partire dal giorno dell’insediamento di Trump il dollaro americano si è deprezzato di oltre il 11% rispetto all’euro. L’aumento per l’inflazione è pari al 3%. Questo significa che le calzature italiane dirette verso gli Stati Uniti subiscono un aumento totale del prezzo pari a oltre il 29%. Con questo aumento prevediamo un forte calore degli ordinativi, una situazione rispetto alla quale c’è ben poco da fare».

In che modo potete reagire rispetto a questo problema?

«Il deprezzamento del dollaro porta anche a un secondo problema: le calzature che vengono importate dai Paesi asiatici le cui valute sono ancorate al dollaro, saranno ancora più competitive rispetto a quelle Made in Italy, senza contare il fatto che in quelle nazioni si attuano vere e proprie pratiche di concorrenza sleale, anche sotto forma di incentivi statali alle esportazioni. È quindi necessario che anche l’Unione Europea applichi dei dazi considerevoli verso quelle nazioni asiatiche che da più di 20 anni mettono in difficoltà le produzioni italiane. Ora la globalizzazione è finita».

È una minaccia per la produzione il caro energia?

«Assolutamente sì. L’Italia ha i costi energetici più cari d’Europa, e questo penalizza la nostra competitività non solo rispetto ai produttori asiatici, ma anche rispetto ai nostri concorrenti situati negli altri Paesi europei».

Quali sono i mercati emergenti verso cui guardate?

«Gli imprenditori da decenni hanno già testato tutti i mercati dove era possibile vendere i prodotti, un bravo imprenditore è sempre capace di sfruttare tutte le opportunità che offre il mercato, non è necessario che ce lo dica il governo.

Purtroppo, però, nella situazione attuale è impossibile pretendere di inventarsi nuovi mercati emergenti che non esistono, a meno che qualcuno pensi che sia possibile andare a vendere scarpe su Marte».

La contraffazione resta un problema importante?

«Certamente, anche perché è spesso tollerata dalle autorità di quelle nazioni che già fanno concorrenza sleale al Made in Italy in molti altri modi. È necessario che le forze dell’ordine intensifichino gli sforzi per combattere questa piaga».

Come vi ponete rispetto al cambiamento dei gusti del mercato?

«Valleverde ha sempre continuato a guadagnare quote di mercato anche nel difficilissimo contesto attuale poiché siamo sempre impegnati ad aggiornare le nostre collezioni sulla base delle esigenze e dei gusti del mercato, sempre seguendo il filo conduttore della comodità e della qualità al giusto prezzo. Il futuro è incerto».

Qual è la sua opinione sulla situazione mondiale attuale?

«Ora l’America, il pilastro della NATO, non si sa bene cosa voglia fare, forse tirarsi fuori, nel vertice in Alaska con la Russia per l’Europa si doveva parlare del cessate il fuoco in Ucraina, ma non è avvenuto. Lo scopo delle superpotenze forse era trattare la spartizione dell’Artico e delle terre rare. La guerra in Ucraina può continuare, per Trump le spese per le armi le deve sostenere tutte l’Europa, e comprarle dall’America per centinaia di miliardi. La Russia sostiene già un’economia di guerra. L’Europa in questo momento è in crisi, la crescita del PIL è pari a zero, impossibile in questa situazione crescere. Alcune nazioni Europee hanno capito che spetta loro risolvere il problema Ucraina, sono nati i volenterosi, l’Italia non si sa se fa parte di essi. Nel vertice dei volenterosi con Trump partecipava anche il Presidente del Consiglio italiano, che sedeva alla sinistra del presidente Usa. L’Italia attualmente ha più di 8.000 militari e centinaia di mezzi corazzati in missioni sparse per il mondo.

La situazione in Ucraina, in questo momento, è molto complicata e se prevarrà la Russia l’avremo ai nostri confini. Il suo obbiettivo è ricostruire la CCCP. La NATO e la UE cosa intendono fare?».

Cosa chiedete al Governo in vista della prossima legge di bilancio?

«Chiediamo un abbattimento della burocrazia che negli ultimi 15 anni è aumentato a dismisura; chiediamo che la tassazione e soprattutto il cuneo fiscale siano abbassati alla media europea; chiedere interventi per portare i costi energetici ai media europei; ma soprattutto chiediamo che il Governo italiano si faccia interprete di una battaglia da condurre nelle istituzioni europee per difendere le produzioni italiane ed europee utilizzando a nostra volta lo strumento dei dazi verso quei Paesi che ci fanno concorrenza sleale».

 

 

Settembre 4, 2025 0 commenti
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Economia

L’Europa marcia divisa. Così rischia di crollare

by admin Agosto 6, 2025

A  marzo lancia la campagna “Sveglia Europa” per sostenere la manifattura schiacciata dalle importazioni. A fine luglio la Commissione europea firma un accordo asimmetrico sui dazi degli Usa e parte “Europa assopita”.

Cioè si passa dall’appello alla presa d’atto di una resa?

E’ proprio così. Ci siamo arresi – ci dichiara Elvio Silvagni, titolare della Silver 1, 30 milioni di fatturato con diverse società calzaturiere, tra cui Valleverde – noi europei abbiamo fatto tutto ciò che vuole il signor Trump. Abbiamo tentato una difesa di maniera, ma in ogni negoziato se minacci – e la Commissione ha minacciato una sfilza di controdazi – e poi non sei in grado di dire neanche cosa farai, a quali settori applicherai le tariffe e da quando, la controparte capisce che non hai armi per difenderti e ti distrugge. E’ quanto è avvenuto col famoso accordo asimmetrico, con una aggravante: ora abbiamo di fronte uno scenario di 4 anni e se rimangono questi dazi per tutti questi anni le produzioni manifatturiere come le calzature, ma anche la meccanica, si trovano a malpartito.

La campagna di primavera aveva un “nemico” che era l’Estremo Oriente: cosa si aspetta da quel fronte?

In passato siamo stati invasi dai prodotti asiatici e adesso quei Paesi saranno ancora più agguerriti nel premere sulle nostre frontiere commerciali per occupare gli spazi di mercato che la guerra commerciale con gli Usa ha in qualche modo aperto. Inevitabilmente, i prodotti EUROPEI perderanno qualche quota di mercato e ciò porterà il Far East a inondare il mercato europeo di prodotti low cost. Questo comporterà una pressione competitiva sulle nostre aziende.

Perché questo nuovo brand “Ue assopita”?

Perché dormiamo divisi. La Gerrmania protegge le sue auto, noi il nostro vino. E’ l’Europa del vorrei ma non posso, che difende pezzi di se stessa e così facendo crolla. Andiamo incontro a una fase di scontri bilaterali. Globalizzazione addio, anche noi Europei dobbiamo mettere dei dazi verso le nazioni che ci fanno concorrenza sleale, allo scopo di riequilibrare la bilancia dei pagamenti nei settori dove ci stanno “invadendo” con prodotti di scarsa qualità, utilizzando manodopera a basso costo, materie prime economiche e lavorando con spese energetiche basse. Non abbiamo alternativa, ma non basterà, se continueremo a marciare divisi.

Cosa propone per svegliare l’Europa?

Una terapia choc. Una fabbrica che perde si chiude e la si riapre nuova. Trasferiamo sovranità al Parlamento Europeo. Una Commissione eletta dal popolo che decida. Un Paese solo, europeo. Un’economia sola da difendere, quella di tutti gli europei. Noi italiani siamo poco europeisti perché ci illudiamo di superare tutte le crisi grazie a uno stellone che ormai si è spento da decenni. Non si campa di export del parmigiano reggiano o del Brunello di Montalcino, che sicuramente conserveranno i loro mercati, anche negli Usa. Ma solo loro.

Siamo sicuri che la guerra sia persa?

A chi ci dice di cercare altri mercati rispondiamo che li abbiamo esplorati da anni, ma sono decenni che la politica sostiene alcuni Paesi in via di Sviluppo che consentono il dumping e il fallimento delle nostre imprese.

I dazi sono di destra. Lei è di destra?

Io faccio l’imprenditore e i dazi non sono di destra, ma sono uno strumento commerciale e politico che esiste dall’antichità. Se proprio vogliamo, ci serve una ideologia europeista che travalichi destra e sinistra. E strumenti che funzionino: il dollaro si è svalutato del 10 per cento da inizio anno e la Bce non ha risposte perché è titolata solo a governare l’inflazione interna.

Sveglia Europa è diventato un marchio di scarpe, una sveglia con le stelle gialle dei paesi Ue. Funziona?

E’ partita troppo presto per saperlo, siamo al campionario. Ma è un messaggio per far tornare l’orgoglio europeo, in un momento in cui la guerra tra la Russia e l’Ucraina blocca i commerci verso l’Europa dell’Est e quella in Medio Oriente il commercio nel Mar Rosso e nel Canale di Suez. In questo momento la crescita del Pil europeo è pari a zero, dobbiamo svegliarci .

Agosto 6, 2025 0 commenti
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Economia

La provocazione di Valleverde. “Dazi sulle scarpe del Far East”

by admin Giugno 26, 2025

«La concorrenza a basso costo aumenta, il settore è a rischio mentre il potere d’acquisto cala: va compensato il divario», dice Elvio Silvagni, proprietario del gruppo

Scarpa comoda ed eccellenza italiana sono le due caratteristiche che vuole trasmettere da sempre il marchio Valleverde, nato nel 1979 e acquistato nel maggio 2015 dal gruppo Silver 1 di Elvio Silvagni, dopo un anno e mezzo di gestione da parte del tribunale (a seguito del fallimento della precedente proprietà).

«Ho da sempre la passione per le calzature e ho cominciato così il mio percorso professionale — dice Silvagni, a capo del gruppo Silver 1 che possiede i marchi Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex —. Ho frequentato la scuola di modellista nel 1969, dopodiché ho iniziato a fare scarpe.

In questi dieci anni la crescita della nostra azienda è stata costante. Siamo partiti dall’Italia per poi affermarci negli ultimi anni anche sui mercati internazionali».

L’estero

Il fatturato dichiarato del 2024 è di 30 milioni di euro: «Per quest’anno l’azienda stima di mantenerlo, è sempre difficile fare previsioni», dichiara l’imprenditore. Nel futuro di Valleverde non c’è solo l’Europa, ma anche altre frontiere. Gli Emirati Arabi ad esempio, oltre ad altri mercati, anche se i conflitti internazionali in Ucraina e Israele non aiutano.

Con sede principale a Lugo di Romagna, l’azienda oltre a espandersi nel corso degli anni ha cambiato identità, anche per essere più competitiva.

«Inizialmente il nostro target di clientela, soprattutto in Europa, andava dai 45 anni in su — dice Silvagni —. Oggi le nostre scarpe vengono acquistate anche dai trentenni e sono diventate più di tendenza. Nel 2024 abbiamo registrato un calo nelle vendite in Italia rispetto al 2023. E in aumento la concorrenza da parte dell’Estremo Oriente».

Silvagni sottolinea come gli imprenditori italiani siano penalizzati dal costo elevato dell’energia. «Il mercato è sempre più competitivo — dice —. Ogni stagione dobbiamo produrre una nuova collezione e confrontarci con il resto del mondo. La Silver 1 ha resistito piuttosto bene adottando nuove soluzioni, innovazione e pubblicità, ma all’interno sistema è difficile il ciclo di produzione. La filiera è sotto pressione ed è a rischio. Se si prende un’azienda media del nostro settore, vedrà che non ha più i margini. Il segmento medio-alto è sempre più minacciato dalle produzioni asiatiche a basso costo».

Secondo il proprietario di Valleverde, una soluzione è «imporre dazi per compensare il divario del made in Far East, che costa il 30-40% in meno di ciò che viene prodotto in Europa. Quando la capacità di spesa diminuisce a causa della pressione inflazionistica e il consumatore vuole spendere meno, il prezzo diventa importante».

E quali sono le calzature più richieste oggi dalla clientela? «Anche se due anni fa ci eravamo illusi che ritornassero di moda la calzatura elegante, i tacchi, attualmente la priorità viene data ai viaggi e al tempo libero, motivo per cui le scarpe più acquistate sono le sneaker e quelle sportive — dice Silvagni —. Vendiamo in 1.500 negozi. Per noi un investimento è importante e il senza dubbio rappresentato dalla pubblicità dove spendiamo 1,7 milioni vale a dire quasi il 6% del nostro fatturato».

Valleverde ha una fabbrica in Italia con 60 dipendenti, una in Slovacchia dove lavorano in 120, un’altra in Romania con una quarantina di persone e infine una in Albania, in comproprietà, con 600 addetti. L’unico socio, dal 1979, è Gianfranco Bedeschi, con una quota di minoranza.

Un impatto sul settore viene anche dalle minacce dei dazi da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. «Con la decisione americana sui dazi l’era della globalizzazione è finita — dice il proprietario di Valleverde —. È ora che anche i vertici istituzionali europei, italiani compresi, intervengano per difendere i settori del manifatturiero in crisi. In Europa ci sono molteplici interessi economici, il governo italiano deve proteggere i nostri».

Le valute

Come molti imprenditori, anche Silvagni si augura che questa situazione d’incertezza finisca presto. «L’euro è troppo apprezzato — ritiene —. Per il dollaro è stato sufficiente che il presidente degli Usa presentasse una tabella dei dazi perché si generasse una svalutazione del 10%. Il dollaro rimane comunque la valuta di riferimento; le tigri asiatiche si sono subito adeguate. Per i prodotti europei sarà sempre più difficile competere: la nostra azienda vende le scarpe in Oman, a Dubai e nel Kuwait, che sono altri buoni mercati, ma la moneta di riferimento è il dollaro». Il progetto Sveglia Europa (che compare nella campagna pubblicitaria sotto forma di orologio) è nato per stimolare le istituzioni europee a dare risposte concrete a sostegno delle imprese.

Giugno 26, 2025 0 commenti
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Economia

Sveglia Europa o l’Asia ci uccide

by admin Giugno 8, 2025

Il patron di Valleverde: «Grazie ai risparmi su energia e manodopera, nel Far East produrre un paio di scarpe costa il 30-40% in meno. Servono i dazi o moriamo»

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Giugno 8, 2025 0 commenti
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Economia

Valleverde, la UE segua Trump sui dazi all’Asia

by admin Maggio 22, 2025

L’imprenditore Elvio Silvagni di Silver1, che opera con il marchio di scarpe, chiede a Bruxelles di tutelare la manifattura dalle produzioni low cost.

Ha scelto il claim «Sveglia Europa» per invitare le istituzioni di Bruxelles a sostenere l’industria e in particolare la manifattura legata alla moda, che è alle prese con una fase di forte criticità.

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Maggio 22, 2025 0 commenti
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Economia

Il Signor Valleverde: «Non temo i dazi ma la concorrenza del mondo asiatico»

by admin Maggio 17, 2025

Il numero uno di Silver1, Silvagni: “Calzature, tessile e moda in difficoltà, impossibile competere sui prezzi. La globalizzazione è finita, occorrono norme per proteggere i settori più fragili”

Imprenditore a capo del Gruppo Silver1, attorno al quale ruotano i marchi di calzature Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex, Elvio Silvagni da mesi mette in guardia Governo ed Europa sulla grave crisi e sulle pesanti ripercussioni che, tra il ciclone delle produzioni asiatiche a basso costo e la tempesta dei dazi di Donald Trump, stanno colpendo il settore calzaturiero (e non solo) italiano.

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Maggio 17, 2025 0 commenti
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Economia

Intervista con Elvio Silvagni – «Calzature, va tutelata la filiera del made in Italy. Un prelievo sull’import»

by admin Maggio 16, 2025

Silvagni, Valleverde: tassa del 20% su prodotti Usa fatti in altri Paesi

«Sveglia Europa». La campagna di sensibilizzazione avviata sui media da Elvio Silvagni — imprenditore alla guida del gruppo calzaturiero Silver 1, che detiene la proprietà di noti marchi tra cui Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex — punta a sollecitare l’opinione pubblica e i vertici dell’Ue sui temi del declino di settori importanti della manifattura. «Sono un imprenditore calzaturiero ed è sulle problematiche del mio comparto che posso intervenire», spiega Silvagni. «Parliamo di un settore che negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso occupava decine di migliaia di addetti e aveva in Lombardia un distretto di eccellenza nell’area di Vigevano».

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Maggio 16, 2025 0 commenti
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Il Profilo

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Elvio Silvagni

Imprenditore a capo del Gruppo Silver 1, società proprietaria dei marchi Valleverde, Rafting Goldstar e Biomodex.

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